Il 28 settembre la Svizzera ha approvato la legge sull’identità elettronica (Id-e) con un margine risicatissimo: solo il 50,4% di voti favorevoli, e con un’affluenza inferiore al 50%. Un esito sorprendente per una nazione che, da 14 anni consecutivi, guida il Global Innovation Index e che si colloca stabilmente ai vertici mondiali per competitività, qualità della vita e stabilità istituzionale.
Diffidenza inaspettata in un Paese digitale
Perché, allora, tanta diffidenza?
Non sembra trattarsi di ostilità verso la tecnologia: la Svizzera è tra i Paesi più digitalizzati e innovativi. Né di sfiducia verso lo Stato: il rapporto tra cittadini e Confederazione è storicamente solido, con oltre il 70% della popolazione che dichiara un alto livello di fiducia nelle istituzioni.
Eppure, la nuova e-ID offre vantaggi evidenti:
- sistema statale, gratuito e facoltativo;
- standard di sicurezza avanzata;
- accesso semplificato ai servizi pubblici e privati;
- allineamento alle best practice europee e stimolo all’innovazione.
Il nodo della privacy
Le ragioni del voto diviso, secondo la stampa elvetica, risiedono nei timori legati alla privacy e alla sicurezza dei dati.
Nonostante le garanzie offerte, molti cittadini temono profilazioni, sorveglianza e possibili fughe di dati. A pesare è anche il ricordo del certificato Covid e di vari progetti IT falliti, che hanno minato la fiducia nelle competenze digitali delle autorità.
Un paradosso: la Svizzera possiede una solida tradizione costituzionale di tutela della sfera personale e ha di recente aggiornato la legge sulla protezione dei dati. Tuttavia, proprio questa riforma ha messo in luce un disinteresse diffuso da parte di imprese, pubblica amministrazione e cittadini, segnalando una fragilità culturale nel rapporto con il digitale.
La sfida del consenso digitale
Il voto del 28 settembre lancia quindi un messaggio chiaro: la sovranità digitale non si costruisce solo con la tecnologia, ma con il consenso informato e la partecipazione.
Perché l’e-ID diventi davvero uno strumento di fiducia e non di sospetto, sarà necessario:
- investire nell’acculturamento sulla protezione dei dati;
- garantire trasparenza e sicurezza;
- rafforzare la libertà di scelta.
Solo così l’identità digitale potrà trasformarsi da terreno di divisione a pilastro di fiducia nella società digitale svizzera.